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Un gesto semplice, fotografato con inquadratura dall’alto.
Lei in bagno, accanto alla tinozza, osservata
con la curiosità silenziosa di un bambino che ha finito i compiti.
E non sa che fare. Ho sempre amato questo disperato
desiderio di acciuffare l’istante. Degas. Delicato,
tenero innamoramento per l’altrove.
“Ecco come vorrei costruire le inquadrature”, le dico, al bar. E le mostro
contento alcuni dipinti di più di un secolo fa.
Coi colori falsati da internet e dallo schermo del mio telefono.
“Non li sopporto”, dice semplicemente. Non sopporta che
in tutti i quadri il volto della donna sia sempre assente.
Negato. Cancellato.
E la mia delicatezza,
e quella di Degas, si spogliano, si dissolvono, si sgretolano,
come maschere andate a male. E mi accorgo
di quanto odio, quanta aggressività, violenza avvelenata e rancorosa
ci siano in quel bambino che osserva la madre fare
il bagno. In quell’amante che
percorre distante la schiena di una donna che ha già tradito.
E ancora una volta sento che l’obbiettivo
teso della mia macchina,
il pennello morbido di Degas,
il volto trasparente del mio telefono rettangolare,
hanno lo stesso odore d’osso dell’arma che ho raccolto
qualche milione d’anni fa, per dilianiare la natura.
La mia.
anno di produzione
2017
durata
21'
formato
hdv - colore
con (tra gli altri)
angela cervellieri, alma adelina sejdini
giovanna errede, asia favarato, silvia corallo
gianna colombari, elena iannaccone
barbara di giacomo
musica
mario mariani
g. i. gurdjieff
anja lechner
v. tsabropoulos
riprese
andrea laquidara
giovanna errede
montaggio
andrea laquidara
produzione
studio video alea
regia
andrea laquidara